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martedì 29 maggio 2012

Giorno per giorno

Oggi abbiamo imparato due cose:
1. Chi è già stato in Giappone avrà notato che nelle stazioni della metropolitana ci sono immancabilmente le macchinette per le ricariche della card. Ecco, fino ad ora con Matteo avevamo pensato che dietro ci fossero solo dei computer automatici che svolgono tutto il lavoro. 
Oggi un biglietto da mille yen si è improvvisamente incastrato nell'ingranaggio esterno facendo un rumoraccio, tempo di un battito di ciglia e uno sportellino piccolissimo si è aperto accanto allo schermo e ne è uscito fuori il faccione di quello che abbiamo scoperto essere l'addetto a tali aggeggi. Il faccione ha borbottato qualcosa circa l'aspettare un attimo ed è scomparso, Matteo impassibile, io con l'i-pod già in mano per documentare la scoperta. Dopo un altro battito di ciglia ecco una mano sporgersi dal finestrino reggendo un biglietto d mille yen, reinserisca per favore gentile cliente, arrivederci, chiuso lo sportellino e il lavoratore misterioso si è dissolto. Ha decisamente vinto il premio uomo dell'anno.
今日はマッテオと二つの事を発見した。
1。新宿駅でチャージをしながら切符販売機からへんな音が出た。千円札がマシンで立ち往生された。すぐ切符販売機のとなりのちっちゃいドアが開けて、係員が出た、本当にびっくりした!これは何の仕事ですか!


2. Anche i gatti conoscono la segnaletica stradale. Accanto al Sunshine City Building c'è un piccolo parchetto abitato da randagi che vengono riforniti quotidianamente di croccantini e altre delizie da un sacco di gente. Facendosi le loro passeggiatine serali i mici sconfinano oltre uno stradone abbastanza frequentato ma hanno l'accortezza di aspettare il verde.  
2。東京の猫は交通信号をわかる!サンシャインのとなりの公園の猫が緑色ライトの時だけ道を渡る。。。頭がいいね!

venerdì 18 maggio 2012

Lee Bul al Mori Art Museum

Roppongi per me ha pochissimi punti di interesse, principalmente per il fatto che è considerata da tutti i tokyoiti come il punto di aggregazione degli "stranieri" e offre per la maggior parte locali notturni. Il Mori Art Museum però è tutta un'altra cosa. Decisamente un'altra cosa. Se siete appassionati di arte moderna e di architettura, di design e delle mostre fatte davvero bene, fateci una capatina, anche solo per ammirare la vista che si gode dalla cima. Nelle quattro volte che ci sono capitata ho sempre visitato mostre di artisti sconosciuti (a me che sono ignorante, non che siano dei novellini loro!) ma sono state delle esperienze davvero interessanti e in più di un caso hanno creato interesse sia in me che in Matteo. Tre anni fa mi sono divertita come ad un parco giochi alla mostra di Ai Weiwei, ho sbavato letteralmente sui modellini che ricostruivano l'Expo di Osaka (si, quell'Expo!) e qualche giorno fa ho preso in un colpo solo la mostra di One Piece e quella dell'artista sud coreana Lee Bul. A parte il fatto che mi rode sempre non poter far foto alle mostre, in questa occasione in particolare mi schiumava la bocca! Vi risparmio il videorisoluzionecacca fatto di sgamissimo all'istallazione video che avrò obbligato Matteo a vedere almeno tre volte, a voi la visione via Google di tutte le sculture. p.s. se siete a Tokyo in questo periodo o vi capiterà di esserci prima che la mostra chiuda, consiglio caldamente, anche perché in onore a One Piece al ristorante in cima al grattacielo vengono serviti pasti in stile con tanto di cosciotto enorme!

I quartieri di Tokyo, quelli veri

Prendete un europeo, portatelo a Tokyo e ditegli di farsi una passeggiata per i quartieri residenziali pieni di casette che si spalmano tra i grandi centri cittadini come Shinjuku, Akihabara ecc... e poi chiedetegli quali sono le cose che lo hanno colpito di più. Sono sicura che una delle prime cose menzionate sarebbe il silenzio, l'ordine e la sensazione di non trovarsi effettivamente nel centro di una delle più grandi metropoli del mondo. A pensarci un altro pò però l'europeo vi direbbe delle cose un pò strane, ad esempio che ci sono un sacco di case abbandonate da moltissimi anni che svettano tra villette familiari molto curate, l'edera che avvolge tutto, parti dell'edificio coperte di ruggine, a volte pile di posta ingiallita vicino ad uno scalino, una bicicletta rossa che sbuca dai rovi.
A chiederlo ad un giapponese le uniche risposte che mi sono state date sul fenomeno è che molto probabilmente qualcuno è morto in quella casa e quindi la proprietà diventa in un certo senso invendibile per il semplice fatto che molti dei possibili acquirenti vengono scoraggiati in base a banale scaramanzia. Tra parentesi, non immaginatevi scene tipo "E' stata uccisa l'intera famiglia da un pazzo omicida" ecc..., più semplicemente si tratta di morti naturali di anziani. Oppure mi immagino che spesso alla morte del proprietario non ci sia un erede, oppure che l'attuale proprietario abiti molto lontano e se ne freghi di quella casa tanto lontana. Insomma, fatto stà che ce ne sono moltissime di queste case e che contribuiscono certamente a rendere una passeggiata per questi quartieri quantomeno interessante. p.s. per quanto riguarda la scaramanzia mi è parso di capire che i giapponesi la sentano veramente molto di più di un semplice italiano. Me ne sono resa conto personalmente quando alla notizia che la casa dove abitavo a Firenze fosse stata costruita nel 1700 moltissime persone mi abbiano chiesto tra il serio e il faceto se non avessi avuto paura dei fantasmi. Sempre lo stesso europeo magari vi riferirà ridicchiando che moltissimi sottoscala esterni siano visti dai giapponesi come una specie di soffitta all'aperto: cumuli di giornali vecchi, muri di scatoloni e i più disparati oggetti, anche vecchie pentole, tutto ammucchiato nell'ordine più maniacale oppure ammassato alla buona.
Poi ci sono i cimiteri, senza muri che li recintino e con una parvenza di quiete e di serenità che manca direi a quelli nostrani. Non mi sono messa certo a fare il tour guidato però i due nei quali mi è capitato di imbattermi avevano entrambi moltissimo verde, un sacco di alberi come ciliegi o peschi pronti a sbocciare e quell'idea generale che un cimitero non è un luogo completamente staccato dalla vita quotidiana di chiunque. E poi fa sorridere vedere come parenti o amici spesso lascino lattine di birra o alcol ai propri defunti, magari a memoria di una loro passata passione per l'alcol.

sabato 12 maggio 2012

Takaoyama atto primo

Stavolta vi presento una nuova sperimentazione di post. Ci ho tribolato sopra parecchio, praticamente ho passato mesi a sperimentare modi alternativi per proporvelo: ho fatto un vero e proprio album fotografico con tanto di disegnini e stickers, ho provato a fotografarlo pagina per pagina per poi modificarlo a photoshop ma niente. Sono passata alle scansioni vere e proprie ma anche quelle non andavano bene, d'altra parte l'unico modo sarebbe stato quello di proporvi immagini su immagini da caricare una per una e insomma... Alla fine mi sono risolta per lo stile da album ma ricreato direttamente a photoshop in versione immagine lunga a scorrimento. Come ho già detto è solo una sperimentazione quindi se è inguardabile stroncatemi le gambe subito per favore. Tema: trattasi di scampagnata su per il monte Takao fatta l'anno scorso a fine settembre. Ci sono poche cose da sapere: sul monte oltre a tutta una serie di templi non c'è praticamente altro, non si capisce perché ma ci sono banchetti di dango praticamente ovunque e impera l'immagine del tengu. Vi lascio alla lettura (cliccate sull'immagine per visualizzarla per intero). P.s. un grazie a chi ci ha portato sul monte Takao e un altro grazie grandissimo sempre alle stesse persone per essersi pazientemente trascinate me e Matteo su per tutta la salita mentre tentavamo di fotografare anche i lombrichi, chi ha tanta pazienza andrebbe fatto santo.

sabato 28 aprile 2012

Kagurazaka mon amour

Stamattina mi sono trascinata mogia mogia a lavoro con un principio di tosse secca e la certezza che ci avrebbero assaltato il locale e io sarei finita con il mal di schiena a forza di sollevare il cestello della lavastoviglie. Aggiungasi pure che qui a Tokyo sembra che sia arrivata una primavera parecchio inoltrata tutta d'improvviso. Umore della sottoscritta alle 9.50= nuvoloso con ricadute nell'autocomisserazione. Gli dei giapponesi si sono manifestati sotto forma del mio manager, Davide, che vedendomi arrivare ha fatto la faccia tutta stupita e si è messo a ridere. Oggi non avevo nessun turno. Mi sono quindi trovata con un'intera giornata libera. Vi lascio con un po di foto scattate a Kagurazaka nella prima mattinata.

mercoledì 4 aprile 2012

Hanami...? Anche si, dico io

Sono sicurissimo che tutti si stavano chiedendo cose del tipo " ma quel blog bellobellissimo di quei due tizi che erano in Giappone? ma appunto, un'erano in due, oh com'è che scrive solo uno, l'altro che fine avrà fatto? " la risposta ve la dò io:
Mi sono eclissato in un vortice di bruttezza e dannazione, cercando a suon di frustate di portare avanti il mio lavoro francese dal Giappone e contemporaneamente cercare di imparare questa "simpaticissima" lingua (per ora vince lei 4 a 0).

Quindi, causa ciò che ho appena citato sopra -più- poca voglia/tempo -più- capacità in scrittura italica pari alla lallazione, in questo periodo mi sono limitato a lurkare e a fare tanti tanti complimenti alla mia dolce metà.

MA!, adesso cavolo... si sente nell'aria qualcosa, ma cosa... io tipo dovrei finire il mio lavoro...ma la testolina guarda in continuazione fuori dalla finestra, uuuuuh quanti uccellini fuori, ommammamia che bella giornata e aspetta! Macchediavolo è tutto questo rosa, in lontananza si vedono tante nuvolette, ma son per caso alberi!? Mi volto e vedo un corvaccio sul terrazzo di casa che, inclinando la testa, esclama: " Ciccio è primavera! "

Oh pofferbacco! Ma anche si, dico io!

Eqquindi, visto che dovevo sbrigare alcune cosucce in zona Waseda, ringrazio il corvaccio, e me ne esco di casa tutto felice, pensando che a breve il mio "franco-lavoro" finirà e potrò godermi un po di primavera nippica in santa pace.
  

Le foto parlano da sole, voglio ringraziare ancora una volta il corvaccio per l'ottimo suggerimento perchè oggi Tokyo era veramente da cartolina ed è sopratutto grazie a questo che il rinnovo del mese scolastico, pagato a suon di 50000 cocuzze, mi è pesato decisamente meno.

Adesso mi richiuderò ancora una volta a guscio nel mio giaciglio tetro aspettando a gloria il 16 di questo mese... sniff.

Mah, vi dico da subito che nel mio prossimo post, meta-sgrammatilallizzato, si parlerà di yakuza qua ad Ikebukuro.


mercoledì 21 marzo 2012

Salary man watching

Osservo cose che non mi era mai capitato di notare prima mentre me ne sto seduta qua nello Sturbucks di Iidabashi e aspetto che si facciano le cinque prima di andare a lavoro. Ha una vetrata enorme questo locale ed è incuneato tra alti palazzi dal colore metallico che contengono solo uffici; unica nota di colore nella visione oltre il vetro è il cinema bohemien del quartiere che pare essere tra l'altro molto famoso a Tokyo per dare moltissimi film stranieri sottotitolati che non compaiono nemmeno nei multisala della capitale. Da questo fine settimana ad esempio è apparso in programmazione "Mine vaganti" di Ozpeteck. Sottotitolato.
Ma tornando all'osservazione, ho inavvertitamente assistito al rituale di preparazione all'antrata in ufficio del salary man tipo. Mi sono data quindi al salary man watching.
La pratica ha tutta una sua dinamica che pare un balletto. Iniziano a slacciarsi i bottoni del trench almeno a duecento metri di distanza ,poi via la sciarpa a meno centocinquanta, si fermano, si tolgono la giacca, a ripiegano in modo che non si sporchi, controllatina ai risvolti de completo di ordinanza ed entrano.
Hanno tutti trench scuri o chiari color sabbia, abbinate l'immancabile sciarpa e una borsa ventiquattr'ore nera lucida.
C'è qualche donna che sfugge alla regola e che tacchetta via con vistosa borsa di Vuitton ma sono eccezioni che immagino appartenere ai piani alti.
In cinque minuti di osservazione ne compaiono molti, deve essere finita la pausa pranzo, in fondo sono solo le tre, che abbiano avuto un pranzo con i clienti? Ma ce ne sono davvero tanti, tutti giovani.
Il primo che noto è un ragazzo giovanissimo ma vestito in modo impeccabile, poi una ragazza con lunghi capelli lucidi e le gambe un po tozze, un signore con cappottone e cappello scuro da texano (n.d.e. piani alti), due o tre uomini dall'età indefinibile che come unica particolarità hanno quella di avere il classico viso da salary man, un altro ragazzo, stavolta la borsa e le scarpe sono di cuoio chiaro e i capelli sono ingellati, si ferma accanto al muro e controlla il cellulare, solito rito, 200 bottoni, 150 sciarpa, pit stop...via! sparito.
Il salary man watching non è proprio interessantissimo per cui tempo di scrivere queste due righe e sto già pensando a cos'altro guardare, di sicuro gli avventori della sala film porno che spuntano dalla stradina laterale del cinema lo sono molto di più. In fondo al giorno d'oggi chi cavolo è che ancora paga per vedersi un porno?
Già che c'ero ho fatto una ripresa estemporanea con la mia macchinetta fotografica di scorta, gentili spettatori, ecco a voi uno scorcio di Iidabashi.


sabato 17 dicembre 2011

Patata dolce giapponese: epic win!

In questi giorni fa un freddo micidiale, è di quel freddo secco che quando c'è il sole si nasconde ma poi appena arriva la sera ti taglia la faccia in due.
Per questo ieri io e Matteo, usciti da scuola dopo due test di grammatica giapponese estrema (il mio tanto per dire era sulle forme di rispetto, そんけいご ai conoscitori dovrebbe dire tutto...), sulla via del ritorno ci stavamo deprimendo a vicenda, un po per il freddo, un po per le varie ipotesi che ci venivano in mente sul rush di test finali che ci sarà la prossima settimana.

C: Ma come fanno sti salary man ad andare in giro belli tranquilli con una camicia e una giacca addosso! Ma non lo sentono il freddo?

M: Ma che ne so, oddio l'hai vista la bambina in shorts? Pazza!

C: Si boh io non le capisco, io quando uscivo alla loro età mia madre mi conciava come l'omino Michelaine! Senti un po ma com'è andato il test?

M: Bene l'ho passato, però ora mi viene in mente che lunedì c'abbiamo quello enorme...

C: Io lo so che mi metteranno un esercizio infinito solo con le particelle, tutte diverse naturalmente! Le odio le particelle! Metà esercizio solo con quelle speciali con i loro cavolo di verbi che non userò mai come 'attendere ad una riunione'!

M: E se poi mi tolgono punti per i compiti che non ho mai consegnato durante questo periodo?

Ecco ora che avete un'idea del nostro stato d'animo potrete capire come l'idea di entrare al nostro supermercato di fiducia per arraffare una vaschettina di fritto misto, un panino al curry e qualche altra schifezza (solo per merenda eh!) ci abbia conquistato subito.
Carpiti i suddetti beni di prima necessità siamo andati a pagare, al che noto che dietro alla commessa il solito bracierino vuoto oggi è attivo e vi sostano dei cartocci con qualcosa di non ben definito dentro. Sporgo un po il collo indecisa...mah si va! crepi l'avarizia!
"Scusi ma che cosa sono?" "Yaki imo" "...(pausa in cui penso che ora ne so uguale a prima), mi può dare quella più piccola?" "E' sicura?" "Si si proprio quella"
Tempo di pagare, imbustare tutto e uscire e siamo già a ravanare come cani da tartufo per scoprire che cavolo abbiamo comprato. Il risultato è questo:

Patata dolce giapponese cotta su sassolini incandescenti.
Ce ne sbaffiamo metà nei cinque minuti che ci separano da casa e alla fine il giudizio è: è grande come un silos, ha la buccia croccante che non so sappiamo se mangiarla ma vabbè tanto quello che non ammazza ingrassa, costa poco, è calda e soprattutto ha un sapore che ricorda la castagna arrosto! Che dire? Abbiamo segnato un epic win sul versante cibo!

Immagine fantastica trovata sul blog/diario di questo ragazzo giapponese ( andate con il mouse sulle parole perché ultimamente blogo ha deciso di non mostrarmi più i link).

P.s. c'è stato uno scambio di informazioni sulla pagina Facebook circa la buccia della Imo, pare che andrebbe buttata e non mangiata, solo quella di quelle piccole è buona, comunque sembra che non morirò per così poco eppure avrei tanto voluto essere ricordata per essere entrata tra le morti più stupide nei Darwin Adwards!


domenica 2 ottobre 2011

Architettura a Tokyo parte 1

Dopo la rubrica "Gente di Tokyo" ecco un altro aspetto interessante del Giappone.
In questa raccolta non ci saranno solamente edifici ma anche particolari urbanistici e qualche volta arredamenti interni che colpiscono. Perché è facile trovare qualcosa di interessante e diverso in questo paese.

Zona Ginza, ovvero come rendere interessante e verde un palazzo amministrativo.

Stazione di Kagurazaka, passaggio della Yurakucho Line.

Particolare della sopraelevata di Ikebukuro.

Edificio decisamente fuori tema in una delle strade di Harajuku, al suo interno un negozio di accessori per animali.

Illuminazione molto particolare di un negozio della catena "Tokyo Soup".

Uno dei musei della scienza che si possono trovare qui a Tokyo, zona Ikebukuro.

Anche qui zona Ikebukuro ma non chiedetemi che cosa siano questi edifici.

Entrata di un palazzo dall'aria imponente e seria, non si direbbe no?

Data la croce presumo sia una chiesa ma qui non si sa mai.

Edificio abbandonato nel bel mezzo di Ikebukuro, un tempo se la lettura dei kanji mi assiste dovrebbe essere stata una farmacia.


giovedì 1 settembre 2011

Gita fuori porta domenicale: Kamakura seconda parte

Seconda parte dell'incursione in quel di Kamakura di tre stupidi gaijin.
p.s. scusate, volevo mettere un'immagine stupida come link a "gaijin" solo che ne ho trovate più di una e quindi le devo condividere con voi! 1, 2, 3, 4, 5
Comunque, riprendendo il filo del discorso dall'ultimo post...
Finito il giro culturale, data la calura della giornata e la vicinanza del mare abbiamo deciso di concederci un pranzo in uno dei tanti locali che si affacciano sulla via che porta al Daibutsu


(James lo ha gentilmente definito il Buddha con le ali) per poi incamminarci verso il mare.
Non avendo assolutamente idea di quale fosse il tratto migliore di piaggia e essendo abbastanza distrutti da accontentarci di un qualsiasi posto con un po' di brezzettina, abbiamo semplicemente seguito i nostri sensi di ragno (io nella fattispecie mi sono affidata alla mia capacità di sniffare la salsedine a centinaia di metri di distanza) e abbiamo trovato la spiaggia.

Non potete capire la mia gioia nel rivedere il mare, un po' per il fatto che ci sono cresciuta in riva al mare, un po' per la promessa di acqua fresca in cui sguazzare. E invece...l'acqua era un brodo, la brezzettina inesistente, la salsedine almeno quella c'era e in più ci siamo ritrovati in una spiaggia piena di yakuza. Ora per precisare, no non siamo paranoici, non crediamo che un qualsiasi giapponese con un tatuaggio sia affiliato ad una organizzazione mafiosa, ma vedersene passare almeno una decina ad un palmo dal naso, con la schiena e le braccia completamente colorate e pure il corredo di boss+gnocche fa riflettere anche i più ingenui.
Qui di seguito una foto che Matteo, con grandissimo sprezzo del pericolo, ha deciso di scattare ad uno dei simpatici ragazzoni


Ben attenti a non rivolgere lo sguardo verso il folto gruppo, ci siamo sistemati sul lido, i ragazzi a giocare con una palla da baseball rinvenuta chi sa dove (e poi tentate di convincermi che il maschio non abbia un sistema di pensiero simile ad un canide a volte), io a scattare loro foto con le quali potrò ricattarli negli anni a venire.
Vedere i giapponesi al mare è un po come vederli in città: super organizzati e completamente vestiti! Avversi all'abbronzatura, alle scottature o per altri motivi che sinceramente ignoro, si aggirano per la spiaggia con tute da snorkeling, cappellino e le scarpine di plastica che in Italia fanno rabbrividire anche le nonne. C'è da dire che gli apparenti indigeni del luogo sembravano un pochino più a loro agio con la questione dello scoprire porzioni di pelle.
Con questo non voglio dire che il mare giapponese non regge il confronto con quello nostrano, è solo che siamo approdati in una spiaggia poco esaltante, un po' come quando in Italia opti per il bagno adiacente il parcheggio: non è né bello né pulito, c'è un sacco di gente e l'acqua contiene di tutto ma almeno non devi fare chilometri sulla sabbia bollente con l'ombrellone a seguito.
Particolare esaltanti della gita al mare:

1. questo noleggio di attrezzature marittime che sembra stato trasportato nella notte da una spiaggia californiana

2. cosa si trova immergendo la mano nella sabbia del bagnasciuga

p.s. chiamate comunemente arselle nella zona di Livorno, pescate con l'illegalissima rastrelliera in nottate brave, sono una delizia. Unica diversità è che in Italia si trovano in versione un po più grande e soprattutto non in questi numeri esorbitanti come qui in Giappone. Mio padre sarebbe stato felice.

3. sempre per la serie "japaneses do it better", noi abbiamo i gabbiani? E loro rincarano con questi!

Che dire è tutto un'altro stile!

Finisco il tutto con un po' di foto a caso





Matteo si è poi voluto vendicare della mia offesa riguardo al suo essere canide con questo capolavoro


domenica 17 luglio 2011

Bon Odori

Domenica iniziata con le classiche incombenze casalinghe quella di ieri, ma che ci ha riservato delle piacevoli sorprese nel corso del pomeriggio.
Partiti verso le quattro per un mondano aperitivo da Salvatore Cuomo, abbiamo colto al volo l'opportunità per eclissarci il prima possibile e con la massima velocità dalla combriccola fashionista grazie anche all'aiuto di Hiro-san (che si fa chiamare anche Ciro viste le sue amicizie partenopee). Ormai pronti a dichiarare la giornata un totale fiasco abbiamo seguito Hiro-san poco speranzosi e con rassegnazione, ma siamo stati costretti a ricrederci.
Arrivati alla stazione di Monzen-Nakacho siamo stati condotti nella parte interna del quartiere, e tra una casa e l'altra abbiamo scorto una classica scuola elementare giapponese tutta allestita a festa: stavano iniziando i festeggiamenti per il Bon Odori, la festa per celebrare i morti in cui solitamente si ritorna ai propri luoghi d'origine per stare con la famiglia e pregare per i propri deceduti.
La festa era stata organizzata dal comitato del quartiere ed era molto rilassata, con moltissimi bambini vestiti con i loro yukata che correvano da ogni parte e si divertivano a eseguire esercizi ginnici con gli attrezzi sportivi sistemati nel cortile (e con mia grande ammirazione devo dire che non ne ho visto uno che sia caduto o che abbia sporcato anche minimamente il suo colorato vestito).
C'erano poi gruppi di signore di mezza età tutte vestite con uno yukata della stessa fantasia pronte per lanciarsi nelle danze, famiglie con bambini impazienti di gustarsi le loro bevande zuccherate vendute ai banchetti vicini e signori anziani con tinozze enormi di anguria tagliata e pulita pronta per essere offerta ai più piccoli (e anche ai meno piccoli visto che sia la sottoscritta, sia un certo ragazzo tedesco alto un metro e novanta hanno avuto la loro parte).
E' abbastanza difficile descrivere lo spirito della festa, assomiglia in vivacità ad una nostra sagra ma con un fondo più serio, è divertente e allegra ma ad un certo punto tutti fanno silenzio per sentire i tamburi iniziali e si aggregano in modo ordinato alle danze che seguono.
Qui di seguito un video delle celebrazioni (fatto ahimè con la mia macchina fotografica, quindi scusate la qualità pessima)


un po' di foto scelte tra le tante scattate

(questi due uomini qua sono i miei preferiti in assoluto della serata^^, tra l'altro noto solo ora che il secondo indossa una maschera di Anpanman)

(anche i bambini prendono parte alla cerimonia, non solo danzando ma, chi ne è capace, suona anche il tamburo centrale)

Finita la festa, mangiate le okonomiyaki e fatte le foto, Hiro-san ci ha trascinati nuovamente verso l'ignoto, che in questo caso si è materializzato sotto forma di una vista mozzafiato del fiume Sumidagawa con i suoi palazzi illuminati a fargli da cornice e piccoli fuochi d'artificio che causa vento sono durati meno del previsto.
Allegherò solo una foto visto che essendo buio la mia macchina fotografica non poteva fare un gran ché (esiste anche un video ma ci sto' lavorando sopra visto che è messo maluccio)

P.s. leggendo un po' per internet avevo capito che i festeggiamenti per il Bon Odori fossero a metà agosto ma pare che a Tokyo sia anticipato, se qualcuno ha informazioni ulteriori mi faccia sapere