Visualizzazione post con etichetta scuola. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta scuola. Mostra tutti i post

sabato 18 febbraio 2012

Kanji

I kanji mi vogliono morta. E' un fatto obbiettivo, non sono io che sono catastrofista credetemi. Come vi spieghereste voi la situazione se vi impegnaste a memorizzare qualcosa, ci spendeste tempo ogni giorno e quelli immancabilmente si ostinassero a fare finta di non conoscervi? C'è del sadismo in tutto ciò.
Certo ultimamente sono stata un po' confortata dal fatto che poteva andarmi peggio: potevo studiare cinese tanto per dire! Ciò non toglie che i miei fine settimana, causa anche assenza del consorte, siano spesi all'insegna del masochismo puro.
Sono una donna sull'orlo di una crisi di nervi. (cit. Almodovar)


mercoledì 8 febbraio 2012

Una giornata in Giappone

Sveglia alle sette e mezza, fuori è scuro ed è una cosa inusuale, mi ero abituata ad un inverno secco e con il cielo limpido. Brancolo tra il fornello, il bagno e il pc, incerta su cosa fare prima: il thé, la doccia o un po di sano surfaggio sul web. Mi arriva un messaggio che disdice causa forze maggiori l'appuntamento della mattinata. A quel punto mi imbambolo per cinque minuti buoni a fissare il nulla mentre riformulo lo schema della giornata. Mmm...niente appuntamento al café...vabbè devo studiare i kanji per il test che ci sarà a scuola oggi, posso approfittarne e farlo con più calma. Che faccio rimango a casa? Si però Matteo dorme ancora, in più stare a casa con questo tempo senza poter accendere la luce centrale è ricaduta nel sonno assicurata! Vado a scuola a studiare? No le uniche aule libere la mattina sono delle ghiacciaie e poi c'è casino nelle pause...Potrei andare ad un café vicino casa, ad esempio al Tully's dentro al Sunshine Building, eh però anche li dopo un po che ci stai fa freddo visto che è circondato dai corridoi del centro commerciale, e poi l'ultima volta che ci sono andata c'ho beccato il concerto flash di due tizi sconosciuti e mi son dovuta ficcare le cuffie nei timpani per non sentire le urla delle ragazzine che quel giorno hanno saltato scuola appositamente.
Ok allora vada per lo Starbucks adiacente e i suoi cd angoscianti! Quindi ricapitolando: surf sul net, il thé non me lo faccio tanto c'è il beverone di Starbucks, doccia, vestizione, resuscitazione del morto che è Matteo per salutarlo e poi via all'avventura (seh!).
Ok, ci siamo, mi siedo in un tranquillissimo Starbucks con un cd che andrebbe anche bene se non fosse che il tema sembra essere "rock e cristianesimo", davanti a me è piazzato il mio Latte/Grande/Hotto-kudasai e i kanji mi aspettano trepidanti.
Studio per quasi tre ore filate sillabando onyomi (音読み) e kunyomi (訓読み) che dopo un po' non hanno più senso interrotta sporadicamente dalla anziana coppia che mi si è seduta accanto: lei è lo stereotipo della signora sessantenne giapponese ed è tutta un ripetere "sa" e "ne" mentre decanta la bontà del dolce che si è presa, lui ride delle battute di lei, risponde a monosillabi cordiali e poi ricade in un silenzio concentrato. Mi piace quest'uomo, ne vorrei venti per cortesia.
Lazzaro/Matteo mi chiama per dirmi che lui è pronto per uscire di casa, che facciamo? ci incontriamo a metà strada e prendiamo la Toden Arakawa Sen insieme? Mah si dai.
Il tragitto è sempre lo stesso di ogni giorno: passaggio davanti alla scuola di lingua giapponese Meros che mantiene ancora il suo primato di maggioranza cinese, camminata svelta con commento dei passanti, noto una insegna per me nuova ma che pare sia li da eoni, sosta al kombini per panino per il pranzo, sbavo come tutti i giorni sui gadjet della Meiji con la grafica di Tezuka.
Prendiamo il treno, ne approfitto per scattare un paio di foto.

Waseda 終点, ovvero il capolinea, tre passi e siamo a scuola, saliamo le scale...toh! oggi i gemelli cinesi del mistero sono arrivati insieme, il che ci permette di tentare di scovare le differenze come fossero la settimana enigmistica vivente (certo pero' che se circolano voci che si siano scambiati per un test è chiaro che a uno gli viene la curiosità!). Saluto al cinese che sa pronunciare il "ci vediamo" più italiano di tutto l'universo, saluto ai due coreani con la sigaretta tra i denti, in bocca al lupo per il test, no in bocca al lupo a te perché oggi c'hai la Nakamura, e ci si divide.
Fast-foward di quattro ore.
Il test è andato bene anche se mi mangio ancora le mani per non essermi ricordata la lettura di "progetto", il tutto pero' è compensato da Moritsuki-sensei, la sua lisca e il suo umorismo da giapponese. Mi faccio largo tra un gruppo di menhir che sembrano svedesi biondi agli occhi dei babbani e mi avvio a passo spedito verso l'uscita. Mi affianca Shikyon, il ribattezzato principino cinese, che pare abbia trovato un baito (part time) come cuoco in un ristorante coreano...mah!
Dopo un progetto fulminante di metter su un ristorante misto cinese/coreano/italiano/
chipiùnehapiùnemetta alla fine di questi due anni di studio lo saluto e me ne vado a lavoro.
Oggi l'atmosfera è rilassata, Tomomi compie gli anni e c'è anche Toru con cui scherzare per cui i malumori di Heijin passano sotto banco. Rimango per ultima insieme a Tomomi solo per fare presenza, un saluto ai cuochi che giocano a Monster Hunter nel retro pieno di fumo peggio di un pub inglese e mi avvio verso la metropolitana.
Solita gente, soliti salary man con lo smartphone, salary woman con lo smartphone, gente distrutta dalla giornata o dall'alcol, coppiette strette con la scusa della calca ecc...
Ikebukuro è un porto di mare come tutte le sere con gente che viene e va ma non si sa di preciso dove, piano piano me ne ritorno camminando a casa che oggi tanto termina qui e domani si vedrà.


mercoledì 10 agosto 2011

Random #1

Gomeeeen! Chiedo perdono! Lo so, è una vita che non aggiorno e tutto questo va imputato alla mia scarsa voglia di fare e all'ispirazione che se ne fugge veloce come Usain Bolt...ma soprattutto alla mia scarsa voglia di fare...
Il caldo è ritornato a livelli insopportabili, le cicale giapponesi (molto più grandi di quelle nostrane e soprattutto più numerose) stanno dando il loro meglio creando un vero e proprio muro di suono indistruttibile per tutta la città, mentre studenti di ogni età si godono al massimo la meritata pausa estiva, la più lunga di tutto l'anno.
Per queste vacanze molti andranno al mare, altri verso località turistiche famose, altri ancora resteranno semplicemente in città dove sono stati inaugurati appositamente per loro i saldi estivi. Le ragazze si vestiranno con i loro yukata per andare ad assistere a qualche festival e gruppi di amici si incontreranno per andare a bersi una birra fresca in qualche locale, per poi stramazzare nel bel mezzo della strada o ciondolare ubriachi ai lati dei marciapiedi o su carrozze dei treni assistiti da amici sobri molto più furbi di loro.
A quanto mi sembra di capire, l'ubriacatura facile è una costante qua in Giappone, per rendersene conto basta andare in una qualsiasi sera della settimana alla stazione poco prima della chiusura: si presenterà ai vostri occhi una folla variegata di giovani alticci e rumorosi, ragazze decisamente instabili sui loro tacchi vertiginosi e salary-man di ritorno da una cena di lavoro nella quale si è parlato del suddetto solo per i primi trenta minuti per poi passare le seguenti due ore in alcolica allegria.
In tutta questa bolgia il gaijin provetto si aggirerà calmo e con un sorrisino di sufficienza, orgoglioso di essere ancora in piedi e lucido dopo tre birre medie e incline a atti di generosità quali cedere il posto in metro, non tanto per pietà, ma per vedere in che posizione assurda si metterà a dormire il fortunato beneficiario della nostra contentezza.
Se si escludono i divertimenti contorti non c'è molto da raccontare, non certo qualcosa che sia degno di un intero post quindi vi beccate, poveri voi, una bella lista di foto corredate da mini-evento-spiegazione!

Foto scattata alla stazione di Sugamo, il treno che riparte e un teatro illuminato sullo sfondo.

Fuori dalla stazione di Shimura-san-choume, quartiere dove abbiamo abitato per un mese due anni fa (poco più avanti ogni sera fino alle nove si possono comprare i takoyaki fatti da un anziano signore nel suo camioncino rosso e bianco).

Due delle mille foto scattate a Ikebukuro mentre pioveva a dirotto circa una settimana fa (i vari kombini hanno fatto i miliardi quella sera a forza di vendere ombrelli).

Pompieri a lavoro proprio sotto casa nostra.
p.s. niente di grave, è che qui sono i pompieri che gestiscono le ambulanze, quindi dove va una c'è anche l'altro.

Ok e per questa volta è tutto, se dovessi stare ancora così tanto senza fare un post vi prego di linciarmi sulla pubblica piazza...


venerdì 15 luglio 2011

Un comune venerdì sera a Tokyo

Finalmente è arrivato il weekend!
La settimana è stata lunga e impegnativa, non abbiamo fatto altro che trascinarci sudanti verso scuola ogni giorno per poi ritornare nel nostro appartamento che, causa voglia inesistente di fare un po' di ordine, sembra sempre più l'accampamento di un campo di battaglia.
Essendo finita la stagione delle piogge l'umidità è diminuita di un poco ma al suo posto c'è un sole che non perdona i poveri sfortunati che hanno l'ardire di mettere il naso fuori di casa. Tutto ciò non sembra toccare minimamente il gentil sesso nipponico: donne che sembrano appena uscite da una seduta intensiva di beauty farm ti passano accanto fresche come rose mentre tu sei appena presentabile nonostante la doccia ghiacciata fatta appena cinque minuti prima. Come novelle kamikaze esse si proteggono dall'abbronzatura inevitabile con un look da uomo invisibile, manicotti lunghissimi per coprire le braccia, calze nere per le gambe, cappellino con visiera oscurante nel caso di tratti in bici e per le più estreme (giuro su tutto il panteon cristiano, indù, buddista, pastafariano ecc...) maschera nera totale. Se invece ti capita di incontrarne una con il solo parasole ti sembra al confronto così umana e simile a te che ti verrebbe da abbracciarla.
Considerando poi che lo scoprire le spalle qui in Giappone non è visto proprio come il massimo dell'educazione provare a mettere una semplice, comoda e fresca canottiera diventa una sfida con te stessa, da una parte la razionalità che ti dice che è cosa buona e giusta non volersi infilare pure la maglietta a tre quarti con questo caldo ignobile, dall'altra il disagio di trovarsi in una carrozza della metropolitana e notare di essere l'unica a spalle scoperte.
Non mi metterò poi certo a descrivere l'imbarazzo nello scoprire di essere non solo l'unica con le spalle scoperte, ma pure l'unica a sudare (vedi anche essere umana), evidentemente le donne giapponesi non solo sono in parte divine ma hanno pure un controllo di ferro sulle proprie ghiandole sudorifere.
Ma non stiamo qua a piangere sul sudore versato via! Ci sono tante meraviglie da vedere, anche se non si è propriamente delle semi-dee ondulanti su tacchi stratosferici.
Una delle sopra menzionate meraviglie è il cafè Zenon, situato a Kichijoji e proprietà di Tsukasa Hojo, disegnatore di City Hunter, Occhi di gatto ecc...

A farci scoprire questo cafè sono stati Jean David Morvan e Walter Pezzali, che hanno passato con noi la serata e hanno dato buoni consigli a Matteo per il lavoro.
C'è stato un momento di inquietudine nel locale quando una scossa di terremoto brevissima ma abbastanza violenta ha scosso la città, tutti in sala si sono zittiti guardando come per istinto verso il soffitto come per controllare qualcosa e la tensione dei giapponesi si è in qualche modo comunicata anche a noi. Una scossa che sarebbe passata inosservata solo cinque mesi fa come ci ha spiegato Walter, che vive qua ormai da dieci anni, ma che ora fa drizzare le orecchie anche ai più calmi.


Finita la serata abbiamo sperimentato la "gioia" di un ritorno in metropolitana il venerdì sera a Tokyo .
Lascio a voi il giudizio finale


P.s. qualcuno mi fa il favore di spiegarmi PERCHE' ha un senso per i giapponesi se c'è un uomo con un copricapo dall'inconfondibile forma a pubblicizzare una bevanda energetica? Pensiamo ai bambini!!!


giovedì 7 luglio 2011

Arakawa Line, la tratta ferroviaria paradisiaca

Di news ne abbiamo davvero poche, in questi due giorni siamo stati impegnati in una dura lotta contro il giapponese. Abbiamo infatti iniziato le lezioni alla Yoshida Institute e non voglio mentirvi, sono massacranti: quattro ore di professoresse deliranti che tentano di spiegarti forme grammaticali giapponesi in giapponese, e con questo ho detto tutto.
Il tutto ha un solo effetto: ora dopo ora vedo il mio ragazzo trasformarsi sempre di più in un uomo distrutto e schiacciato dalla vita, con picchi di rosso carminio ogni volta che la professoressa lo chiama e sguardi tra il perso e lo sconcertato ogni volta che compare una nuova sequela di termini.
La maggior parte degli studenti della nostra classe ha già un'infarinatura della lingua quindi per i pochi che invece mancano questi due giorni sono stati un camion autotrasporti lanciato in piena faccia. Giurerei che se fossero soli una lacrimuccia di frustrazione la verserebbero.
L'impostazione poi tipicamente giapponese di "test+esami+punteggio=se non riesci presto e bene sei perso" certamente non aiutano lo studente novello.
E' comunque la classica situazione del "bere o affogare" e ho fiducia che con il passare delle settimane i poveretti si riprenderanno dallo shock iniziale.
La Yoshida, zona Waseda (celeberrima per la sua omonima universita, una delle migliori del Giappone), è raggiungibile con la Toden Arakawa Line.
La Toden Arakawa Line, lunga solo 12 chilometri, è una delle due linee di tram sopravvissute alla metro qui a Tokyo e salirci sopra è un'esperienza tutta particolare. Qui sotto un po' di foto fatte oggi durante il tragitto.











La nostra stazione di partenza qui a Higashi-Ikebukuro:


(si è il pupazzo di una tigre, ha impressionato anche me all'inizio e no, non so perché cavolo sia stata messa lì)




Passando a cose più triviali, abbiamo riassaggiato il ramen di Ojii-san (il nonnetto granitico che ha messo su un baracchino ambulante nel bel mezzo di un incrocio qui a Ikebukuro), e il nostro verdetto finale è: suggestivo il posto e pure Ojii-san ma il ramen non ne vale la pena.