Sveglia alle sette e mezza, fuori è scuro ed è una cosa inusuale, mi ero abituata ad un inverno secco e con il cielo limpido. Brancolo tra il fornello, il bagno e il pc, incerta su cosa fare prima: il thé, la doccia o un po di sano surfaggio sul web. Mi arriva un messaggio che disdice causa forze maggiori l'appuntamento della mattinata. A quel punto mi imbambolo per cinque minuti buoni a fissare il nulla mentre riformulo lo schema della giornata. Mmm...niente appuntamento al café...vabbè devo studiare i kanji per il test che ci sarà a scuola oggi, posso approfittarne e farlo con più calma. Che faccio rimango a casa? Si però Matteo dorme ancora, in più stare a casa con questo tempo senza poter accendere la luce centrale è ricaduta nel sonno assicurata! Vado a scuola a studiare? No le uniche aule libere la mattina sono delle ghiacciaie e poi c'è casino nelle pause...Potrei andare ad un café vicino casa, ad esempio al Tully's dentro al Sunshine Building, eh però anche li dopo un po che ci stai fa freddo visto che è circondato dai corridoi del centro commerciale, e poi l'ultima volta che ci sono andata c'ho beccato il concerto flash di due tizi sconosciuti e mi son dovuta ficcare le cuffie nei timpani per non sentire le urla delle ragazzine che quel giorno hanno saltato scuola appositamente.
Ok allora vada per lo Starbucks adiacente e i suoi cd angoscianti! Quindi ricapitolando: surf sul net, il thé non me lo faccio tanto c'è il beverone di Starbucks, doccia, vestizione, resuscitazione del morto che è Matteo per salutarlo e poi via all'avventura (seh!).
Ok, ci siamo, mi siedo in un tranquillissimo Starbucks con un cd che andrebbe anche bene se non fosse che il tema sembra essere "rock e cristianesimo", davanti a me è piazzato il mio Latte/Grande/Hotto-kudasai e i kanji mi aspettano trepidanti.
Studio per quasi tre ore filate sillabando onyomi (音読み) e kunyomi (訓読み) che dopo un po' non hanno più senso interrotta sporadicamente dalla anziana coppia che mi si è seduta accanto: lei è lo stereotipo della signora sessantenne giapponese ed è tutta un ripetere "sa" e "ne" mentre decanta la bontà del dolce che si è presa, lui ride delle battute di lei, risponde a monosillabi cordiali e poi ricade in un silenzio concentrato. Mi piace quest'uomo, ne vorrei venti per cortesia.
Lazzaro/Matteo mi chiama per dirmi che lui è pronto per uscire di casa, che facciamo? ci incontriamo a metà strada e prendiamo la Toden Arakawa Sen insieme? Mah si dai.
Il tragitto è sempre lo stesso di ogni giorno: passaggio davanti alla scuola di lingua giapponese Meros che mantiene ancora il suo primato di maggioranza cinese, camminata svelta con commento dei passanti, noto una insegna per me nuova ma che pare sia li da eoni, sosta al kombini per panino per il pranzo, sbavo come tutti i giorni sui gadjet della Meiji con la grafica di Tezuka.
Prendiamo il treno, ne approfitto per scattare un paio di foto.
Waseda 終点, ovvero il capolinea, tre passi e siamo a scuola, saliamo le scale...toh! oggi i gemelli cinesi del mistero sono arrivati insieme, il che ci permette di tentare di scovare le differenze come fossero la settimana enigmistica vivente (certo pero' che se circolano voci che si siano scambiati per un test è chiaro che a uno gli viene la curiosità!). Saluto al cinese che sa pronunciare il "ci vediamo" più italiano di tutto l'universo, saluto ai due coreani con la sigaretta tra i denti, in bocca al lupo per il test, no in bocca al lupo a te perché oggi c'hai la Nakamura, e ci si divide.
Fast-foward di quattro ore.
Il test è andato bene anche se mi mangio ancora le mani per non essermi ricordata la lettura di "progetto", il tutto pero' è compensato da Moritsuki-sensei, la sua lisca e il suo umorismo da giapponese. Mi faccio largo tra un gruppo di menhir che sembrano svedesi biondi agli occhi dei babbani e mi avvio a passo spedito verso l'uscita. Mi affianca Shikyon, il ribattezzato principino cinese, che pare abbia trovato un baito (part time) come cuoco in un ristorante coreano...mah!
Dopo un progetto fulminante di metter su un ristorante misto cinese/coreano/italiano/
chipiùnehapiùnemetta alla fine di questi due anni di studio lo saluto e me ne vado a lavoro.
Oggi l'atmosfera è rilassata, Tomomi compie gli anni e c'è anche Toru con cui scherzare per cui i malumori di Heijin passano sotto banco. Rimango per ultima insieme a Tomomi solo per fare presenza, un saluto ai cuochi che giocano a Monster Hunter nel retro pieno di fumo peggio di un pub inglese e mi avvio verso la metropolitana.
Solita gente, soliti salary man con lo smartphone, salary woman con lo smartphone, gente distrutta dalla giornata o dall'alcol, coppiette strette con la scusa della calca ecc...
Ikebukuro è un porto di mare come tutte le sere con gente che viene e va ma non si sa di preciso dove, piano piano me ne ritorno camminando a casa che oggi tanto termina qui e domani si vedrà.